A noi vivi!

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La Divina Commedia nostra contemporanea, e così l’Inferno siamo noi, come pure il Purgatorio. Resta un pulviscolo di Cantiche dantesche nel progetto drammaturgico de Il Mutamento Zona Castalia A Noi vivi!, resta il mandato della monumentale opera di Dante Alighieri. Permane l’interpretazione di un significato recondito, spogliato della forma. Nel secondo tassello della trilogia che la compagnia diretta da Giordano V. Amato sta dedicando alla Divina Commedia, A noi vivi! Purgatorio, che ha debuttato in prima nazionale nell’ambito della rassegna Il Sacro attraverso l’Ordinario nella Zona Teatro di San Pietro in Vincoli a Torino il 22 novembre 2016, ancora una volta Dante è fonte di un’indagine che si rivolge al contemporaneo e che osserva impietosa la società come fosse avvolta in un eterno limbo, dove l’ignavia regna sovrana, dove si rifiuta la responsabilità, dove la speranza nasce già frustrata, dove l’uomo calpesta l’uomo, dove molestia e ipocrisia hanno volti buoni. Procede a flash back e si intervalla con numerose citazioni di cinema d’autore il  percorso della protagonista (Eliana Cantone), una spigliata pseudo conduttrice televisiva che si avvale di un’ottima spalla (Diego Coscia), l’uomo come tutti, una sorta di clown muto che prenderà poi la parola per rovesciare sul pubblico la sua essenza di qualunquista, riecheggiante alla lontana Lucky di En Attendant Godot di Beckett. Lei, l’intrigante signora (e talentuosa interprete), non riuscirà ad entrare nel Purgatorio, c’è un custode severo (e buffo) che glielo vieta, ma viaggerà a ritroso dentro se stessa e nella propria coscienza, trovando ugualmente un raggio di luce a cui affidare i sogni di rinascita. Il futuro responsabile sono i bambini? E’ quel piccolino più volte invocato, che bagna un albero secco ma la cui improba impresa forse, con la volontà, il sacrificio di sé nell’interesse di tutti, sarà premiata dal successo? Rispetto a Inferno è più cupo questo Purgatorio, gronda disincanto, anche se, in chiusura, si intravvede un baluginio confortevole.

Maura Sesia

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