La Nasca

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La sfrontatezza intrigante della Ciotta e Charms Company prende gli spettatori, conducendoli in una giostra divertente ed amara, ma che senza questa clownesca aggressività lambirebbe qualche sponda retorica, e così non è. La Nasca, tratto liberamente da Il naso di Gogol, ospite al Torino Fringe Festival 2014, si presenta in una versione compiuta ma autogestita: presto la pièce accoglierà le suggestioni di Eugenio Allegri in qualità di regista. Nel frattempo Rossella Charms e Luigi Ciotta sperimentano una buona interazione tra i vari personaggi ed un allestimento con oggettistica e scenografia contenute ma efficaci. Si parla di corruzione, alcolismo, supponenza, ipocrisia, si parla di una terra lontana ma affine alla povera patria, tant’è che gli interpreti adottano una forte inflessione siciliana. Loschi figuri si aggirano in questa storia surreale che si avvoltola su se stessa, in giravolte spassose ma anche, infinitamente, deprimenti. Perché l’onorevole che dilapida il pubblico denaro è abrasivo per la sensibilità, attuale, dell’uditorio. Coprotagonista imprescindibile, insieme ai due poliedrici commedianti, è l’enorme naso-maschera di Mario Fasano. Il copione dipinge un’umanità fosca, a partite dal sordido barbiere che incappa in un naso, evidentemente sfuggito al proprietario. Sbianca, il barbiere, perché riconosce il naso che tremebondo sta rigirandosi tra le mani: è quello dell’assessore Kovalev, sedicente onorevole. E su quest’ultimo si sposta l’asse portante della narrazione, che lo vede disperato, alla scoperta della menomazione e determinato a venirne a capo, attraverso molti incontri ed un’indagine meticolosa. I suoi referenti però, tra cui la pubblica amministrazione, sono confusi, incerti, buffi oltre misura. La vicenda si complica perché, in una dimensione tra sogno e veglia, realtà ed irrealtà al quadrato, appare il grande naso ligneo, in tenuta militare e che si fregia del titolo di senatore. “Il giorno 25 di marzo seguì a Pietroburgo un fatto stranissimo…”, incredibile quanto la stridente ma verosimile vicinanza con la Trinacria, ribadita, battuta per battuta, dal ninnante accento siculo. Gli ambienti si diversificano, ma stanno tutti in un baule, che ben li inquadra rovesciandosi, aprendosi, raddrizzandosi. Le fantasie vanno a svanire, il naso, pur riluttante, tornerà al suo posto, il nasone sparirà e tutto rimarrà come prima, senza scosse, senza cambiamenti, procedendo nel piatto trantran delle solite brutture, che però, affrontate con lo stile di Ciotta e Charms, fanno anche parecchio ridere.

Maura Sesia

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