Piter Pan / Compagnia Teatrale Stilema

La nuova frontiera del più autentico teatro ragazzi è la terza età. Ed è una verità semplice e lampante che uno spettacolo concepito per spettatori/autori di scuola materna, dai quali carpire inconsapevoli e preziosi suggerimenti, sia lo specchio della vita dell’uomo. I piccoli sanno già, e meglio. Vedono e capiscono di più. C’è tutto in quest’opera fantastica che si intitola A proposito di Piter Pan ed è una creazione della Compagnia Teatrale Stilema, rappresentata a novembre alla Casa del Teatro Ragazzi. Artefice e attore è Silvano Antonelli, con cui interagisce sul palco una squisita Laura Righi alias Campanellino, la fatina verzolina che si esprime in rima. Il pretesto di Peter Pan è presto scalzato da una storia che poco ha a che fare con il capolavoro di James Matthew Barrie. Ma forse no. Forse il concetto di crescere, di assumersi responsabilità, di rientrare in categorie prestabilite, di rispettare regole, in un vortice di obblighi, qualche diritto, molti doveri, è in linea con Piter/Peter Pan, con la sua meravigliosa, malinconica, eterna giovinezza. Si parte da una finestra, un’intelaiatura bianca piccina, poi grande, da cui guardare o uscire, verso il cielo o inseguendo la propria immaginazione ed il protagonista ricorda, vive o vede la sequenza delle sue conquiste, di quando preparava la tavola, di quando non aveva più paura del buio, di quando andava a scuola ed era sempre più grande e colorato, come è il mondo variegato e dove c’è anche l’ufficio ed allora è bellissimo guidare, fermarsi al semaforo, ripetere gli stessi percorsi e gesti tutti i giorni e ricevere la paga e versarla in multe, ma con allegria, con il sorriso. Perché si può. Si può uscire dalla prigione, espressa anche dall’esatta ed inquietante scenografia a gabbia. La chiave sta nella consapevolezza. Sta nella specularità del teatro, nel suo classico mostrarci i nostri vizi e virtù, nel suo offrirci un’alternativa all’omologazione mesta e piatta. Se capisci cosa fai meccanicamente, ottusamente, hai l’opportunità, almeno un po’, di smettere. Sarà il collettivo a guadagnarci. E non è mai troppo tardi per comprendere: vale anche per gli ospiti delle case di riposo. E poi qui non è vero che Piter Pan non voglia crescere. Anzi. Alla fine è ingrossato anche lui, è un pupazzo più grande, che chiude circolarmente la vicenda con un quadro gemello a quello iniziale, candido, poetico e libertario.

Maura Sesia

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